3 Gennaio 2004 - 3 gennaio 2006

Andasti
E stupita per il tuo andare
Pensai che mai ti avrei incontrata.
Ma ti ho trovata in un piccolo fiore
E cogliendolo ne ho sentito il profumo
Ti ho trovata nell’alba rosata
Che irradia intorno promesse infinite
Ti ho ascoltata nel canto del fiume
Che lento e tranquillo nutre la mia terra
Ti ho guardata nel viso dei bimbi
In giocosi balli ho stretto le tue mani
E nei miei colori ho rubato la tua luce
Per tenerti con me ancora una vita.

 

Poesie

 

 

…Scivola…

Scivola… fresca,
sciacquìo canterino,
scroscio violento,
disturba, ricorda
allontana, riunisce,
acqua sorgiva,
acqua furtiva.
Scivola… calda,
scroscio leggero,
carezza, nutre
culla, innamora,
acqua assetata,
acqua sfrontata.
Scivola… nuda
gocciolio feroce,
lacrima, ride
avanza, ferisce,
acqua ostinata,
acqua malata.
Scivola… dolce
meta affannosa,
allegra, pura,
di note scomposta.
Acqua maestosa,
acqua gentile.
Scivola… ancora
limpida acqua,
d’amore vissuta
e d’acqua vestita
e si tanto amata.
Acqua passata,
acqua assonnata
…scivola…
…scivola…
 

              Paola

Novembre 2006

 

***
 

Acque materne

Fragili lembi di agognata luce
nel buio più intenso
trasformati in stelle.
Suoni vibranti
e battiti lenti,
d’incanti sommessi
di note ondeggianti
e d’ovattati respiri .

Incontro e movimento ,
veloce dondolio d’acquosa nascita.

E nel mio finito viaggio
mi vesto di gocce ,
raccolte
da mani forti e affaticate.
Abbraccio la luce dal buio,
e nel liquido grembo
attendo che il giorno sia notte
che amore sia dato
e dal sangue lavato.
Sia il pianto mio amato
e il sospiro soffiato
e la lacrimosa luna
mi tenga per mano .
E nell’onda in attesa
un antico lamento,
scuota dal sonno
e rischiari la notte .
E sia vita nel tempo
mia vita ;
E sia gioia nel corpo
mio corpo
E sia mio questo giorno
Ora....che sto nascendo.
 

                 Paola
 

Novembre 2006


***
 

PADRE

Sulle ali di un volo leggero quel giorno andasti
Spargendo per me pioggia odorosa di fiori
Gocce di lacrime dal cielo scuro si aprirono
Per dipingere l’aria intorno e farla arcobaleno
Lacrime calde e silenziose scesero nell’anima
posandosi lievi a sciogliere il dolore
e la tua sofferenza senza fine.
Ricordo quando ballavi un ballo sconosciuto
Per stringere a te i tuoi adorati figli.
Quel ballo spavaldo ho nel cuore
Gioco e passione di giovane forte e ridente
innamorato della vita
perso negli occhi di mia madre.
I tuoi gesti nei miei, il tuo pensiero nel mio
Come guardarsi allo specchio e vederci dentro,
come sentire i tuoi passi sempre avanti ai miei
E i momenti del distacco e i nuovi incontri.
E le parole buttate e i giorni amari non vissuti.
La tenerezza del nostro abbraccio nel nuovo anno
Per sentire ancora una presenza forte e fragile fra noi.
E i giorni normali, tanti, uno dopo l’altro
A portare stanchezza nelle tue membra.
Ora la pace e la serena resa davanti al Signore
Non hanno mai interrotto il tuo ballo
So che adesso, dimentico dei giorni del dolore,
Stringi a te Lei che fu la tua vita per la vita.
Come hai stretto la mia mano e l’hai portata al cuore
una volta, tante volte,
come quel giorno quando mi dicesti
che nel cuore saranno custoditi in eterno
i nostri momenti più belli;
e in quei momenti balleremo ancora
senza smettere mai di stringerci le mani.
Non avrà certo fine la nostalgia,
non avrà mai fine il dolore,
ma nel volgere della sera di questo inverno,
davanti a questo lume acceso per te
prego gli angeli che custodiscano il tuo nido
e chiedo loro di abbracciarti per me sussurrando
“padre ti amo”.
 

                Paola

 

28 Novembre 2005

 


***

DONNE
Vorrei raccontare di voi Donne
e dei vostri angoli di mondo
dove alle volte il sole
urla imponente la sua forza.
Vorrei raccontare di voi Donne
nel vostro pianto d’inverno
in attesa di un arcobaleno di speranza.
Vorrei raccontare di voi Donne
arroganti per difesa
dolci per natura.
Vorrei raccontare di voi Donne
sorrisi di luce
offuscati dalla nebbia del progresso.
Vorrei raccontare di mia Madre
sogno deluso
per cogliere tre fiori di campo.
Vorrei raccontare di voi Donne
ma sono un uomo
figlio illegittimo delle vostre emozioni,
ai limiti del vostro universo
confinato per destino
Claudio Moica

***

Due sorsi d'acqua non bastano
a spegnere la sete che ci hai lasciato dentro
ma lavano le lacrime che al tuo passaggio
le immagini velarono.
Da valle desolata ci salutasti
per essere accolta tra i prati odorosi
che si arricchiranno delle tue labbra in fiordaliso.

Come l'angelo colora d'argento
l'ombra dei passi di chi ha capito,
così il mio saluto perde la muta di dolore
e si riveste di serena commozione.
Al tuo solo pensiero.

Sei viva come quella candela che accendemmo...

Che bruciò il tuo dolore.
Che illuminerà le nostre mani giunte.
Che come allora t'incontrano e non ti lasceranno mai.

Sergio Onnis

***

Dedicata a mia madre che ci ha lasciato
28 marzo 2004

Mamma
mi alzerò da questa sedia
se tu mi chiamerai.
Sarò per te il mare calmo
come non sono adesso;
non verserò più tristezza
non lacrime a bagnare gli occhi.
E ti parlerò all’orecchio,
piano sussurrerò parole
d’amore, per farti guarire
dal male e dal buio.
E ti canterò sul viso
fragili canti mai scritti
e ti donerò caldi suoni,
che ti risparmino la paura.
E ti avrò addosso in un soffio
e proteggerò questa fiamma,
sempre accesa solo per te.
Cullerò nei ricordi il tuo viso
e ti spargerò il corpo di oli
e di profumi gentili
Ti prego,
rimani sempre con me
prima di andare, così
come dopo questo viaggio,
ancora accanto al mio letto
per non finire mai di sorridere
e rinnovare la gioia.
Ed io ti stringerò più di allora,
e ancora ti abbraccerò con il cuore
e per sempre ti dirò parole che,
danzando tra noi,
strapperanno al tuo volto
quel dolce sorriso,
compagno di tutta la mia vita.

***

Nazim Hikmet

Il più bello dei mari (1941)

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il piu' bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.

***

Lei è vicina al mio cuore
Come un piccolo fiore alla terra.
Lei è dolce come il sonno che viene
per il corpo stanco.
L’amore che provo è la mia vita,
che scorre veloce come il fiume
durante le piene dell’autunno,
che scivola in sereno abbandono.
Le mie canzoni sono una sola cosa
col mio amore,
come l’acqua che mormora
con le sue onde, le sue correnti

R. Tagore

Dalla raccolta Poesie d’amore


***

Il tuo volto affettuoso
s'illuminò sorridendo.
All'alba, nel giardino dei fiori,
chiuso in me stesso,
non ho parole.
I primi raggi del sole vanno
in ogni direzione,
come un cespuglio
di loti bianchi,
dimmi chi sei, misericordiosa!
Stai guardando con occhi
pieni di dolcezza
l'anima della terra rinfresca,
inebria di gioia i fiori.
Che lingua parli?
Che speranza mi dai?
Solo con gli occhi
mi fai sussultare.
Da tutte le parti i fiori
si alzano dicendo:
"Prendimi, prendimi
nel tuo seno!"
Chi chiami vicino a te?
Dove sei seduta?
Tu sei ovunque.
Donando te stessa
riempi la terra
dando la tua pace col sorriso.
Vicino a te tutti aspettano,
sono la mia gente,
come me attenti al tuo affetto,
al tempo dei gelsomini
e degli oleandri.Per te essere circondata
dai fiori,
unita ai fiori del giardino,
è un gran piacere.
Da ogni parte arriva profumo
e alla luminosità dei tuoi occhi
il mio animo riposa.
L'aroma dei fiori più delicati
è il tocco del tuo corpo,
dolce brezza del mattino.
Donami quello sguardo
di miele,
guardami,
sorge nell'animo l'amore!

Rabindranath Tagore

***

Perché questi colori , questi sguardi puntati su noi,
questi volti scuri ?
questi riflessi di luce che emergono da profondità
buie e sconosciute?
Perché questi momenti di vita normale
fermati in istantanee meditate
e plasmati con calma e rispetto per le persone
e per le loro diverse vite ?
Perché ,intrecciare questi racconti
Scriverli col cuore per leggerli come in sogno
Dipingerli in solitudine per goderne in compagnia
In fondo è averli addosso.
Perché non è solo amore per l’arte
Ma è sentimento più forte, è voglia di mondi non visti
è centro di curiosità e conoscenza
di accoglienza e amicizia
Perché è vero che questi colori,
questi sguardi, questi volti scuri
sono in mezzo a noi, e questi momenti di vita
e i racconti che li immortalano
sono in noi stessi
da sempre.

Paola Frau

***

Preghiera alla luna

Luna soffusa di luce
Apri uno squarcio nel cielo
Accogli questo mio pensiero
Abbraccialo, cullalo sul tuo seno
Rendilo vivo
Fa che non torni buio nella notte
Ma brilli di sé e possa ammaliarlo
Coronalo di ghirlande fiorite di rose
E che dolcemente lo stringano a me
Lega tra lui e me un sottile filo di seta
Che dondolando alla brezza sia forte.

***

A Patrizia (8 giugno 2003)

Conoscerti
Una fortuna
Un tesoro sotto il mare
Averti vicina un gioco
Un’allegra emozione
I pensieri più delicati
A coprirti di luce
Il tuo incedere fiero
Anche se riservato,
il tuo coraggio
fonte di vita
e le risate , i racconti
gli scherzi, i segreti
tutti i momenti preziosi
il tuo abbraccio fraterno.

***

Quel che sono

Sono una foglia
spostata dal vento e dimenticata
su fredda pietra e,
nell’ombra ,
attendo che il vento mi accarezzi
ancora,
per volare in alto e illuminarmi
di sole.

***

Pensami

Pensami,
ora che ho chiuso la tenda
di fronte al mondo,
oscuro presagio di piogge fredde
e ho aspettato che la nuvola si fermasse laggiù dove finisce il mare,
come io ti penso.

***

Ti ricorderai di me
oltre l’oceano
anche se solo dei tuoi pensieri?
Quando il vento ti agiterà
e nuove correnti ti attraverseranno dentro
per emozionarti ancora?
Quando nuovo sale bagnerà le tue labbra,
mai sfiorate,
e i giorni ricchi come alberi da frutta
cadranno uno sull'altro tra me e te
facendo del tempo il custode di un vagito lontano,
lontano dal tuo pensiero
sul quale ricamò invisibile il mio essere?
Ti ricorderai di me?
Forse.
Forse sarà un ricordo leggero,
un batter di ciglia,
più breve e meno intenso di quel battito d’ali
che muore presto.
E io?
Resto giovane.
Resto giovane e aspetto.
Che la vita prenda in prestito occhi lontani
e posi ancora lo sguardo su di me.
Che il cuore sconosciuto si riveli al mio.
Resto giovane.
E cammino su orme di chi ha gioito e pianto,
di chi forse troppo rapido ha consumato,
testimone di un tempo troppo forte,
troppo grande per me,
e che adesso mi dà strada
incapace di resistere alla mia voglia d’amare.

(da Rivolo dolce, Sergio Onnis)


 

 

 

 

 

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